Brunello di Montalcino

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BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG: VINO E VITIGNO

Il Brunello di Montalcino DOCG è un vino rosso toscano considerato, insieme al Barolo, il migliore vino italiano, ma con una tradizione più antica. Il disciplinare prevede che venga prodotto esclusivamente con uve Sangiovese, il vitigno principe della Toscana. In realtà a Montalcino si parla di Sangiovese Grosso (chiamato decenni fa “Brunello”) perché molti anni fa si pensava fosse un vitigno diverso.

Può essere commercializzato solamente dopo 5 anni dalla vendemmia (diventano 6 nel caso di Brunello di Montalcino Riserva) e minimo due di questi anni deve affinare obbligatoriamente in legno e poi almeno 4 mesi in bottiglia. Proprio per il suo lungo affinamento e per le caratteristiche del Sangiovese, è uno dei vini più longevi al mondo. Se prodotto con i giusti crismi, nella giusta annata e conservato in condizioni impeccabili di temperatura, umidità e luce può invecchiare anche 50 anni e migliorare di anno in anno.

MONTALCINO: TERRITORIO E CLIMA 

Dove viene prodotto il Brunello? Chiaramente in Toscana, esattamente a Montalcino un piccolo borgo situato a 40 chilometri a sud di Siena. Montalcino è al centro della Val d’Orcia, un’area collinare dichiarata patrimonio mondiale dell’Unesco per la ricchezza enologica e paesaggistica. Si tratta praticamente di un’unica grande collina ricoperta di boschi e vigne e delimitata da tre fiumi: Ombrone, Orcia e Asso. Dista a 40 km dal mare e a 100 km dagli Appennini, questa posizione offre un clima principalmente mediterraneo con connotazioni continentali data la posizione tra mare e montagna. Le piogge si concentrano in autunno, raramente capita qualche nevicata o gelata, il vento frequente garantisce ottime condizioni alle piante. 

Sebbene si tratti di una sola collina ci sono molteplici variazioni pedoclimatiche tra le diverse vigne, sia perché le altitudini spaziano da 100 a 650 metri, sia perché la conformazione del terreno è diversa tra le zone più a valle e quelle più in alto. Tutto questo si traduce in vini diversi tra loro, seppur provenienti da vigne che distano poche centinaia di metri l’una dall’altra.

L’elevata qualità del Brunello di Montalcino nasce in vigna. I produttori effettuano continui diradamenti dei grappoli, una meticolosa selezione manuale degli stessi e rese molto basse, tutto per fare in modo che ogni singolo acino che arriva in cantina sia perfetto. A differenza di Barolo, qui non c’è un concetto di cru molto sviluppato, molto probabilmente perché è una zona molto meno estesa rispetto al Barolo DOCG e quindi sarebbe più complicato suddividere in vigne specifiche l’area e introdurre così la nomenclatura in etichetta.

LA STORIA DEL BRUNELLO

La storia del vino a Montalcino inizia all’epoca dei Medici, intorno al 1500 si iniziarono a produrre vini di discreta qualità così come nella zona del Chianti. 

E’ però a metà dell’Ottocento che nasce il Brunello di Montalcino, quando alcuni agricoltori della zona iniziarono a produrre un vino rosso con un unico vitigno che cresceva nella zona: “il Brunello” o “Brunellino”, poi scoperto essere lo stesso Sangiovese che si coltivava anche dalle parti di Firenze. 

Il primo documento ufficiale che testimonia la proverbiale longevità del Brunello di Montalcino risale al 1875. Si diceva che un vino Brunello aperto 32 anni dopo la vendemmia avesse conservato le caratteristiche organolettiche originali. 

La ricetta originale del Brunello, per come lo conosciamo oggi, la dobbiamo a Clemente Santi, della cantina Biondi Santi: Sangiovese in purezza e affinamento di qualche anno in botte. A quel tempo questa tecnica di produzione era una cosa rara e avendo un costo di produzione elevato solamente pochi produttori e di conseguenza consumatori potevano permetterselo. Questo non gli impedì di vincere numerosi riconoscimenti internazionali battendo anche i rossi francesi di Bordeaux.

E’ solamente 100 anni dopo però che da vino per i nobili e le elité inizia ad essere un vino più “popolare” se così possiamo definirlo.